Morto Pietro Ingrao, figura storica del PCI



Pietro Ingrao, classe 1915, uno dei più grandi personaggi politici della storia italiana, si è spento all’età di 100 anni a Roma il 27 settembre scorso.
Il presidente emerito, Giorgio Napolitano, ricorda il loro legame durato una vita, con un simile “cammino iniziato da giovanissimi, che non si nutriva di politica ma di cultura: soprattutto di cinema per lui e di teatro per me, e poi la poesia” afferma Napolitano “I poeti che lui citava erano gli stessi che amavo leggere io, in modo particolare Montale, Ungaretti e Quasimodo. Abbiamo avuto le stesse letture e le stesse passioni che poi abbiamo dovuto lasciare alle spalle per gettarci nelle contese della politica”.

Nel 1968 Pietro Ingrao è eletto presidente del gruppo parlamentare comunista della Camera dei Deputati, iniziando con impegno e riflessione a seguire i temi istituzionali, che lo conducono, nel 1975, alla carica di presidente del Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato (CRS).
Nel 1976 è nominato presidente della Camera dei Deputati, e due anni dopo segue i giorni
drammatici del sequestro e dell’assassinio del Presidente DC Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.
Nel 1979 chiede di essere sollevato dall’incarico.
Nel 1989, si oppone alla svolta di Achille Occhetto che vuole modificare il PCI in PDS, restando contrario ad ogni idea di scissione. 
Nel 1991 aderisce al PDS, come leader dell’area dei Comunisti Democratici, abbandonando il partito due anni dopo, unendosi in seguito a Rifondazione comunista, dove resterà fino al 2008.
Pietro Ingrao dedica parte della sua vita ad attività di riflessione e di scrittura di poesie e saggi politici, mantenendo costante l’impegno diretto sui grandi temi del nostro tempo come la pace, il razzismo, le lotte operaie, la democrazia.
Nel 2007 pubblica la sua autobiografia, “Volevo la luna”.

Nel 2014 crea un sito web, che nel suo messaggio di benvenuto dice:
Cara lettrice, caro lettore,
internet non è un mezzo consueto, per chi è nato nel 1915; ma è il mezzo di comunicazione del presente, e ho pensato di usarlo. Sono un figlio dell’ultimo secolo dello scorso millennio: quel Novecento che ha prodotto gli orrori della bomba atomica e dello sterminio di massa, ma anche le speranze e le lotte di liberazione di milioni di esseri umani. Scriveva Bertolt Brecht:
“Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,
e mi ribellai insieme a loro.”
Il mondo è cambiato, ma il tempo delle rivolte non è sopito: rinasce ogni giorno sotto nuove forme. Decidi tu quanto lasciarti interrogare dalle rivolte e dalle passioni del mio tempo, quanto vorrai accantonare, quanto portare con te nel futuro.
Buona esplorazione
Pietro Ingrao”

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