La Fed ha deciso di non alzare il costo del denaro



La Fed, Federal Reserve System, la Banca Centrale degli Stati Uniti, ha deciso di non alzare il costo del denaro, mantenendo i tassi di interesse ai minimi storici fra lo zero e lo 0,25%.
Rimangono le incertezze per l'economia globale e l'inflazione che rimane al di sotto del target del 2% della banca centrale. 

Wall Street, dopo essere rimasta in negativo, torna positiva e la Fed lascia la situazione immutata.
Piazza Affari chiude in rialzo dello 0,18%.
Il presidente della Fed, Janet Yellen, afferma che prima o poi i tassi aumenteranno, ma senza esagerazioni.
L'economia globale però continua a preoccupare e la Fed dichiara che si aspettava un rallentamento della Cina. 

Ora bisogna attendere di vedere se sussisteranno altri inattesi rischi in una crescita cinese più lenta. L'attenzione va anche sui mercati emergenti in generale, nei confronti dei quali c’è stata una fuga di capitali. Dopo la stretta finanziaria di giugno, che si è riversata sui mercati e sul dollaro,
la Fed si sta concentrando nel valutare come l'incertezza ha effetto sui loro obiettivi, sottolineando che gli sviluppi internazionali non hanno alterato in modo fondamentale l'outlook dell'economia.

Il presidente della Fed evidenzia, inoltre, che la banca centrale non intende aspettare di aver centrato i propri obiettivi, la piena occupazione e la stabilità dei prezzi, prima di aumentare i tassi, ma la politica monetaria rimarrà accomodante anche dopo il primo aumento dei tassi. Le debolezze e le incertezze sull'economia mondiale provocano pressioni al ribasso sull'inflazione, rivista al ribasso per il 2016 all'1,7% dall'1,8% stimato in giugno.
Rivista al ribasso anche la crescita americana, con il Pil che aumenterà il prossimo anno del 2,3% dal 2,5% precedentemente stimato. 

Il dollaro si indebolisce e l'euro si rafforza fino a quota 1,1425 e si avvia a chiudere la settimana con un rialzo dello 0,8%. “Il fatto che la Fed non abbia alzato i tassi di interesse", afferma Tanguy Le Saout di Pioneer Investments, "ha aumentato le pressioni al rialzo sull'euro e di conseguenza sulla Bce spingendola ad agire. Una moneta unica più forte potrebbe, infatti, essere un problema per la Banca centrale europea”.
Lo yen è sceso a quota 119, mentre il Dollar Spot Index mostra un calo dello 0,4% enunciando una chiusura di giornata sui minimi dal 24 agosto scorso.


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