Ecco perché la BCE non sta forzando la mano

Il clamore per un ulteriore allentamento da parte della Banca centrale europea sta portano ad un calo dei valori dei titoli azionari e della nostra valuta. Ma i dati economici non offrono una ragione veramente convincente per entrare in azione.

I valori che sono stati pubblicati ieri (23 settembre 2015) sono un esempio calzante. Il valore del PMI dell’Eurozona è sceso a 53,9 a settembre da 54,3 di agosto. Questo suggerisce che la crescita continua ancora a circa lo stesso ritmo nel secondo trimestre nonostante i timori della crisiproveniente dalla Cina e nei mercati emergenti.

La media del terzo trimestre è pari a 54,0, il valore più alto dal secondo trimestre del 2011. Alcuni degli elementi specifici sono stati positivi: l'occupazione ha continuato a crescere, i nuovi ordini e gli arretrati di lavoro sono cresciuti a un ritmo più veloce e la crescita della Francia e della Germania sono in salita (per quanto riguarda l’Italia, recentemente S&P ha fatto sapere che ilnostro paese è fuori dalla recessione).

Altri indicatori hanno suggerito continui e costanti progressi nella zona euro: la disoccupazione è alta, caduta nel mese di luglio al 10,9% (contro l’11,6% di un anno prima). Il target dell'inflazione è ancora un bersaglio lontano, (ora siamo allo 0,1%) ma le previsioni sono positive. Una bassa inflazione significa che i salari reali sono in aumento. Nel secondo trimestre, la loro crescita per la zona euro nel settore industriale, delle costruzioni e dei servizi è stata pari al 1,9% rispetto all'anno precedente.

Nel frattempo, l'euro ha cambiato rotta: mentre negli ultimi mesi si è spesso mosso in direzione opposta alle azioni, il rapporto sembra essersi rotto. Come vediamo dal rapporto di cambio euro dollaro l'euro si trova sopra 1,11 contro la valuta americana.

Ora siamo in attesa di sapere se e quando la BCE espanderà gli acquisti di obbligazioni ma, dal momento che il tasso di cambio dell'euro è il canale più ovvio affinché la banca centrale possa influenzare l'economia, bisognerà probabilmente attendere.

I funzionari della Banca Centrale continueranno senza dubbio ad avere un tono dovish. I rischi per le economie emergenti e per i mercati finanziari sono giustamente motivo di preoccupazione. Ma finora, l'economia della zona euro sta tenendo nonostante i venti contrari.

Unico avvertimento: l’indagine di settembre di cui abbiamo parlato prima non ha considerato gli eventi che hanno coinvolto Volkswagen. Anche se la casa automobilistica è una sola società, è enorme, ha 439.000 dipendenti in Europa e impianti di produzione in 20 paesi europei, dunque un calo della fiducia potrebbe portare diversi problemi all’economia, in particolare in Germania.

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